L'incubo digitale

I

Ottima giornata, pensò Bernie Wencock mentre prendeva posto alla scrivania dopo la pausa pranzo, ottima giornata veramente. Avevano “beccato” sette non digitalizzati ed avevano inviato loro il primo avvertimento, come consentivano le leggi emanate dopo la riforma della Costituzione degli Stati Uniti, emendata nel 2012.

A quel ritmo, se fossero riusciti a mantenere il trend, in un anno sarebbero potuti arrivare a…vediamo un po’…a circa 1500 individuazioni che, a 25 dollari l’una, rappresentavano un bel gruzzoletto da aggiungere al salario standard.

Le nuove impostazioni del Sistema, che non consentivano più di un minuto per la risposta, evitavano loro d’ascoltare le solite lagnanze: per lo più vecchi inebetiti che pregavano, minacciavano, inveivano…

D’altro canto, se quello era il dettato costituzionale, non c’era altro mezzo per attuarlo: i non digitalizzati avevano tre mesi di tempo per mettersi a posto, acquistare un computer e collegarsi al Sistema Centrale, pena la perdita dei diritti civili.

Quando la Costituzione era stata emendata c’erano state proteste, cortei, persino il Congresso s’era spaccato in due e sulla rete, per mesi, erano nati siti di protesta. Alla fine, però, la legge voluta dal Presidente Harold Horbenegger era passata ed ora le proteste erano flebili, insignificanti.

Ripensandoci, non c’era altra soluzione: come pretendere l’osservanza delle leggi, che venivano promulgate secondo le esigenze in tempi brevissimi, senza un sistema di collegamento diretto con tutti i cittadini?

Inoltre, la Polizia aveva a disposizione in tutte le stazioni del paese il database aggiornato in tempo reale con i dati dei cittadini: un bel passo in avanti per controllare e reprimere le attività delinquenziali!

Anche la legge sulla privacy era stata sapientemente modificata; ora, era possibile attuarla solo se non entrava in conflitto con l’interesse superiore dello Stato: d’altro canto, in uno Stato moderno e completamente informatizzato in rete, era praticamente impossibile non interessarsi dei fatti altrui.

Il suo lavoro gli piaceva; si trattava semplicemente di lanciare scansioni in settori della rete e quantificare statisticamente i risultati: se i dati si scostavano dalle norme, entravano in funzione sistemi più mirati per l’identificazione sul territorio dei non digitalizzati.

Il lavoro della sua sezione, Identificazione non digitalizzati, era più che altro un’attività di routine: anche la routine più monotona, però, richiede costante attenzione e qualche guizzo d’inventiva per migliorare l’efficienza delle procedure.

La sezione Controllo, invece, aveva compiti più ardui: si trattava d’identificare i pass clonati o quelli corrispondenti a persone decedute e mai abrogati. La cosa aveva aspetti macabri; con il pass di una persona deceduta si aveva accesso ad una quota di consumo in più: molti aspettavano mesi, talvolta anni, prima di segnalare un decesso, e la Polizia scopriva spesso cimiteri clandestini.

Con un Sistema centralizzato, ottimizzato per la gestione delle Risorse Umane Disponibili e delle Quote di Consumo, celare un decesso significava spesso ottenere più beni senza rispettare le norme sulle chiamate dell’apparato produttivo, che oltre i 70 anni non venivano più inoltrate.

Il problema dei pass clonati, invece, era di difficile soluzione; era pur vero che un pass clonato, prima o dopo, veniva identificato: l’efficienza del Sistema si misurava nei tempi d’identificazione del pass stesso, giacché anche l’uso per pochi giorni di un pass contraffatto, se raffrontato alle dimensioni del fenomeno ed alla popolazione, provocava danni enormi.

Una quota rilevante della produzione, intorno al 15%, finiva in appropriazioni indebite di varia natura; il compito della sezione Controllo era senz’altro più arduo, e non pochi addetti della sezione che ottenevano buoni risultati riuscivano a ricevere pass di quarto livello ampliati per la quota di consumo e qualcuno, addirittura, pass di terzo livello.

Alla sezione Identificazione non avevano certo quei privilegi, ma già un pass di quarto consentiva di vivere decentemente e la sezione funzionava a dovere; le sue speranze di carriera però non erano mortificate, giacché era riuscito ad aggiungere un tocco personale ai metodi standard.

Era riuscito a mettere insieme una squadra affiatata ed il lavoro procedeva speditamente; le Poste, la sua idea era stata tenere d’occhio le Poste e tutti i trasferimenti di corrispondenza e merci del sistema postale: i non digitalizzati finivano, prima o dopo, per usare quel vecchio sistema di comunicazione ed a loro bastava stare seduti tranquillamente di fronte ai monitor per “beccarli” facilmente.

La procedura d’individuazione era completamente automatica: dalle Poste le segnalazioni giungevano direttamente nel Sistema, e bastava un ordine vocale per far partire la procedura d’identificazione.

Se le cose fossero continuate così, forse il prossimo anno gli avrebbero consegnato un pass di quarto ampliato od addirittura di terzo, con il quale si aveva accesso illimitato al database dei prodotti, mentre con quello di quarto potevi solo rispondere alle richieste del sistema, decidere se acquistare o no ciò che veniva proposto.

La differenza fra chi possedeva un pass di terzo od uno di quarto era tangibile; la settimana prima era stato invitato ad un party dal suo superiore diretto, il Direttore di Sezione Coleman, ed aveva bevuto vino italiano accompagnato da ostriche francesi: erano anni che sembravano sparite, mai che giungesse dal Sistema la disponibilità dei prodotti.

Nella lussuosa villa con vista sull’oceano aveva notato anche i libri: facevano bella mostra sugli scaffali protetti da sistemi anti-intrusione, come prevedeva la legge. C’erano testi di geografia, storia, economia, mentre con il pass di quarto giungevano solo segnalazioni per romanzi d’intrattenimento e fumetti per bambini, in pratica quasi come per il pass di quinto, che non aveva i romanzi ma solo i fumetti e i giornali pornografici: quelli c’erano per tutti i livelli.

Comparve sul monitor una procedura d’eliminazione: significava semplicemente che il soggetto era morto e, se non si desiderava sapere altro, il sistema procedeva automaticamente alla cancellazione. Visto che non c’erano segnalazioni chiese i dettagli. Si trattava di un certo Frank Murray di Albany…aveva resistito ed aveva tentato la più comune delle azioni che i non digitalizzati mettevano in opera: il sabotaggio di un ripetitore di quartiere.

Aveva 79 anni…probabilmente era uno di quei maledetti reduci della guerra del Vietnam: quei vecchietti erano i più restii ad accettare il sistema digitalizzato e spesso cercavano di resistere. La settimana prima, per stanarne uno dalla sua abitazione, avevano dovuto usare un lanciarazzi anticarro, visto che il vecchietto era armato fino ai denti ed aveva ucciso un militare della squadra di rilevamento sul territorio.

Quando il Sistema inviava quelle notizie si domandava perché la Costituzione non era stata emendata anche per la spinosa questione delle armi da fuoco. Da un lato non ci sarebbero stati episodi di resistenza, ma dall’altro la Polizia sarebbe dovuta intervenire per ogni minimo episodio di violenza che, con il Self-Defens Act del 2014, permetteva la legittima difesa con le armi in moltissime situazioni. In pratica, ogni controversia che sfociava in un conflitto a fuoco era automaticamente archiviata senza indagini, ed i bilanci federali per la sicurezza s’erano drasticamente ridotti.

Sul monitor apparve il viso di Coleman: «Abbiamo un problema nel settore 42, probabilmente non digitalizzati organizzati. Da un paio di mesi riceviamo una quota di contatti dal settore inferiore agli standard, ti mando il file di riferimento» il viso di Coleman scomparve, ed apparve sul monitor la schermata del 42°.

Pochi contatti, vero…vediamo dov’è il settore…il Sistema inviò immediatamente la cartina di riferimento: l’area interessata era a nord di Plattsburg, ai confini con il Canada. Brutto affare quando c’erano problemi vicino al confine: se si trattava di non digitalizzati organizzati era possibile che avessero appoggi oltre il confine, ed il Canada non tollerava intrusioni nel suo territorio.

In quei frangenti invidiava i colleghi del Kansas o della Florida, senza confini da controllare. Il Canada non aveva recepito e non aveva voluto condividere con gli USA la nuova organizzazione digitale scattata dopo le riforme del 2012, la digitalizzazione promossa dopo l’emendamento della Costituzione, e manteneva ancora la piena libertà digitale.

I dati estrapolati dal sistema, calcolando il rapporto fra popolazione residente e numero d’accessi, parlavano chiaro: il dato era inferiore del 15% rispetto alla quota minima, evidentemente c’era qualcosa che non andava, qualcuno che faceva il furbo.

Cosa ci guadagnavano i non digitalizzati gli risultava poco comprensibile: non avendo accesso al Sistema, non potevano aver notizie sui prodotti disponibili né avere accesso alle notizie in tempo reale.

La settimana prima, proprio in quell’area, il Sistema aveva avvertito del crollo di un ponte nell’alto corso dell’Hudson: lui, dal suo ufficio di New York, lo sapeva, mentre i non digitalizzati erano senz’altro all’oscuro.

Erano le cinque: fece un’ultima scansione del Sistema per verificare che non ci fossero urgenze ed inserì il commutatore per l’avviso automatico. Qualora si fossero verificate urgenze di livello elevato, il Sistema avrebbe comunicato direttamente con la centrale di polizia di Manhattan, che lo avrebbe contattato se ne avessero ravvisato il bisogno, mentre per l’ordinaria amministrazione ci avrebbe pensato il giorno dopo.

Scese nel garage protetto e si avviò verso l’autovettura; era una bella fortuna avere un pass di quarto, giacché con quello di quinto era praticamente impossibile mantenere l’automobile: il Sistema, dal quarto livello in giù, non inviava messaggi di disponibilità di pezzi di ricambio, lubrificanti e, soprattutto, carburante.

Qualcuno rischiava, approvvigionandosi al mercato nero, oppure modificava l’automobile ed usava come combustibile l’alcool etilico che era fabbricato in distillerie clandestine, ma era pericoloso avventurarsi a New York con un’auto ad alcool: la polizia era provvista di rilevatori chimici d’emissione e si finiva in un campo di lavoro per almeno cinque anni.

Mentre guidava in direzione di Long Island si rallegrò per il traffico, notevolmente diminuito dopo le Grandi Riforme; la metropolitana era affollata ma efficiente: il problema, se mai, era non fare brutti incontri, giacché ogni cittadino sapeva che oltre i cancelli non c’erano più agenti di polizia, ma solo sistemi di controllo automatico.

La Grande Riforma aveva quasi dimezzato il bilancio federale, diventato insostenibile con l’aumento del debito interno, ed ora le risorse del paese erano nuovamente disponibili per le Forze Armate sparse nel pianeta, che riuscivano così a garantire i flussi di approvvigionamento per il Sistema.

Giunto a casa, imboccò il tunnel che portava al garage sotterraneo, rallentò fin quando vide la sbarra alzarsi ed andò a posteggiare l’auto nello spazio riservato.

La casella d’approvvigionamento mostrava una luce rossa intermittente; infilò il pass e ritirò la spesa che aveva ordinato direttamente dall’ufficio: quella settimana c’era disponibilità di pesce in scatola, era tanto che non appariva più e ne aveva approfittato.

Da quando abitava solo non acquistava più prodotti grezzi ma solo semi-lavorati, di facile cottura: oramai erano trascorsi nove anni dal divorzio con Glenda…l’anno successivo Marty avrebbe compiuto diciotto anni…accidenti com’era volato il tempo…non vedeva Marty da tre anni: l’ultima volta che lo aveva incontrato era un ragazzo biondo, alto e pieno di brufoli…chissà se i brufoli se n’erano andati…

Gli avrebbe fatto piacere vederlo ma abitava lontano, nel Minnesota, e non voleva rischiare un viaggio così lungo in treno senza protezione; con un pass di terzo livello avrebbe avuto diritto all’aereo, oppure ad un rifornimento illimitato di carburante per recarsi in auto: per ora bisognava accontentarsi di un video ogni tanto.

Introdusse il pass ed entrò nel piccolo appartamento: un soggiorno, una stanza da letto, cucina e bagno. Era stato fortunato a ricevere quel trattamento di favore: era stato Coleman, ne era certo, altrimenti gli unici complessi protetti per quelli di quarto erano lontano, nell’interno, oppure nel New Jersey.

La luce del videoricevitore lampeggiava: accese l’apparecchio ed inserì il pass. Dopo qualche istante apparve la schermata che indicava il mittente: Glenda Garvey, Saint Clouds, Minnesota. Era tanto che Glenda non gli inviava un video: ordinò al sistema di visualizzare il messaggio.

Apparve il viso di Glenda…s’era tinta i capelli, ora era quasi bionda…«Ciao Bernie» il tono era confidenziale, ma avvertì che c’era un’inflessione preoccupata nella voce «ti ho chiamato per Marty…vedi…oramai ha quasi diciotto anni…Beh, la scorsa settimana ha litigato con Kevin…sai, per la macchina, insomma…se n’è andato. Non so di preciso dove sia andato ma credo all’est, verso i laghi…è fuggito con una sua amica, la sua ragazza, sono andati via insieme. Fra poche settimane sarà il suo compleanno e dovrà registrarsi al Sistema…non so che farà…sono preoccupata, ma ho i due piccoli e non posso muovermi e, anche se potessi, con un pass di quinta non si va lontano, lo sai…» Glenda abbassò gli occhi, come se le fosse difficile continuare, poi riprese «Ti ho chiamato per chiederti se puoi saperne qualcosa di più dal Sistema…non vorrei che finisse nei guai ma, come ti ho già detto, io non posso fare niente…chiamami se vuoi ma prima delle 5, dopo c’è Kevin, sai, non gli piace che tu, beh…hai capito…insomma, che ti senta…prima delle cinque, quando vuoi. Ciao Bernie.» Comparve la schermata per riascoltare il messaggio: Bernie spense l’apparecchio, aveva ascoltato abbastanza.

Chissà cos’era successo…tanto la verità era difficile saperla; da quando erano entrate in vigore le riforme, c’era quella difficoltà in più per le famiglie e le distanze erano tornate quelle di un secolo prima: i mezzi c’erano, ma solo se avevi il pass per permetterteli.

Suo figlio, in quel momento, probabilmente stava viaggiando su un treno o su un autobus verso est…tutti mezzi senza protezione…accidenti, era un bel rischio…però non poteva farci niente, nemmeno col Sistema.

L’unico che poteva far qualcosa era Coleman, ma nemmeno quelli di terzo avevano accesso completo ai database…l’unica speranza, concreta, era che suo figlio si facesse vivo, oppure fosse internato in un campo di raccolta per non identificati…in quel caso, forse, Coleman sarebbe riuscito a sapere qualcosa di più.

Riscaldò una delle scatole di pesce e mangiò guardando le news della sera: il Presidente Horbenegger era in visita in India, per i festeggiamenti del primo anniversario dell’abolizione delle caste, e sorrideva con una corona di fiori al collo. Una guarnigione americana nel Borneo era stata assalita da un gruppo di guerriglieri ed era stata sopraffatta: sotto, appariva il numero riservato ai parenti per contattare il comando di Pearl Harbour, giacché quel tipo di notizie, per saperne di più, erano riservate ai soli due primi livelli, appena 10.000 persone in tutti gli States.

Sperò che suo figlio non fosse nei guai, giacché fino al giorno dopo non c’era niente da fare. Ricordò una vecchia preghiera che sua madre recitava con lui, la sera, prima di dormire: «Signore, fa che la tua benedizione scenda…».

II

L’aria di lago, quel misto d’amarognolo e profumo di primavera, entrava dai bocchettoni d’aerazione del treno che correva in direzione Milwaukee, quasi costeggiando la riva destra del Lago Michigan. L’impianto di condizionamento degli scompartimenti non funzionava e la ragione era evidente come la luce del sole: un colpo di pistola di grosso calibro aveva frantumato il regolatore elettronico della temperatura.

Gli scompartimenti erano semivuoti: due, al massimo tre persone per scompartimento, giacché la miglior assicurazione per non fare brutti incontri era proprio rimanere soli il più possibile, rifiutare preventivamente ogni contatto.

Marty Wencock e Diane Mc Allison avevano scelto accuratamente lo scompartimento prima d’entrare: era abbastanza pulito e, soprattutto, era vuoto.

La campagna del Michigan fuggiva veloce sui finestrini del treno, e i due giovani trascorrevano il tempo a programmare il domani, la loro fuga, il “dopo”. Diane non era fuggita solo per amore: ultimamente, il patrigno aveva mostrato più attenzioni del solito nei suoi confronti e non voleva fare la fine della sorella Dorothy, che era fuggita dopo troppe notti nelle quali avvertiva l’odore del patrigno nella loro camera, sempre accompagnato dal puzzo di birra.

Marty non aveva potuto far altro che seguirla, anche se lui non aveva gravi motivi per fuggire: i rapporti col patrigno a volte erano tesi, ma non era nella situazione di correre certi rischi.

«Chissà dov’è Dorothy…» disse Diane mentre guardava lontano, verso l’orizzonte azzurrino che doveva celare alla vista il lago «credo che Manuel l’abbia portata in Messico…chissà come starà in Messico…».

«Non si può rischiare, lo sai…» intervenne Marty.

«Lo so, lo so» assentì pensierosa Diane «però sapessi quanto desidererei avere sue notizie…pensi che una chiamata da un bar sia intercettata?»

«Devi inserire il pass, e da quello t’identificano senz’altro…».

«Non c’è proprio altro modo?»

«Ho sentito dire che i non digitalizzati usano vecchi apparecchi a frequenza per comunicare, ma è difficile entrare in contatto con loro, con quelli organizzati intendo…».

«Accidenti, ma ci sarà pure il modo di farlo! Come si fa a riconoscerli?»

«Non l’hanno certo scritto in fronte! Diane, ragiona: se tu avessi alle costole i segugi del Sistema, andresti in giro a raccontarlo?»

«Hai ragione, ma se penso a mia sorella…»

«Piuttosto: pensiamo a cosa faremo quando arriveremo a Milwaukee.»

La ragazza cambiò espressione e divenne seria «Non ci conviene arrivare fino a Milwaukee: i poliziotti lo sanno, ed aspettano nelle stazioni per controllare chi scende. Solo chi è a posto può scendere in stazione, gli altri devono per forza arrangiarsi».

«Beh, noi non abbiamo ancora diciotto anni, perciò…»

«Perciò saremmo subito condotti in un campo di raccolta per non identificati, dopodichè ci rispedirebbero a Saint Clouds. Non credo che abbiamo fatto tutto ciò per farci acchiappare come rane in un sacco!»

«Ma allora…»

«L’anno scorso sono andata con mia madre a Minneapolis, in treno. Il sistema automatico degli scambi non funziona quasi mai: i ferrovieri non si fidano più del sistema automatico, senza manutenzione è più pericoloso che viaggiare ad occhi bendati…perciò, quando arrivano in periferia, il treno si ferma più volte per azionare manualmente gli scambi. Si ferma per alcuni minuti, e c’è tutto il tempo di scendere ed allontanarsi.»

Marty era rimasto a bocca aperta ad ascoltarla: non immaginava certo che Diane sapesse tutte quelle cose. Ad ogni buon conto, la soluzione gli sembrava sensata «Quanto tempo abbiamo?»

«Mah…ad occhio e croce saremo a circa mezzora di viaggio dalla stazione di Milwaukee…fra una decina di minuti il treno potrebbe iniziare a rallentare: dovremo tenerci pronti.»

Marty si abbandonò sul sedile ed osservò la compagna: aveva i capelli un po’ arruffati ma lo sguardo era vispo, era cambiata da quando erano partiti, sembrava più sicura, più donna…

Un’ombra comparve e subito sparì nel corridoio. «Lo hai visto?» chiese Diane.

«No, non ci ho fatto caso…»

«Sarà meglio che ci fai caso, altrimenti potrebbe costarci caro…a me è sembrato un keeper…»

«Un keeper?»

«Sì, era vestito di nero e aveva la catena al collo…si vestono sempre così…»

«Bastardi keeper» la voce di Marty era rabbiosa «sono digitalizzati, eppure non accettano regole, maledetti…»

«Il problema è che il Sistema li tollera: non importa se non lavorano, se spacciano o uccidono, l’importante è che ogni mese ritirino e paghino la quota di consumo. Del resto, a nessuno frega più niente…»

«Il mio patrigno mi ha raccontato che prima della Riforma in treno c’erano agenti, personale armato per la vigilanza…sai, per gli attentati…»

«Certo, ma costavano troppo: li hanno licenziati tutti subito dopo la Riforma, da allora…»

«Chissà com’era un tempo Diane…a volte ci penso…mi sembra quasi un sogno potersi spostare quando vuoi e come vuoi senza pass, riconoscimenti, keeper…»

«Anche a me sembra impossibile che potesse esistere un mondo simile, però…»

Furono interrotti dallo sbattere della porta dello scompartimento: comparve un individuo sulla trentina, con la barba di un paio di giorni ed una catena d’acciaio luccicante al collo.

«Salve ragazzi…che ci fate qui, soli soletti…»

I due non risposero. «Accidenti, sembra che vi abbia morso un serpente: sono Danky, tutti mi conoscono su questa linea. Volete un po’ di Crash? Ne ho in pastiglie o polvere pura: uno sballo ragazzi, un vero sballo per soli dieci dollari la dose.»

«No, grazie, non ci interessa» rispose Marty con la voce rotta dall’emozione. Non gli piacevano i keeper, e cercava sempre accuratamente di evitarli. Il problema era che quelli non cercavano proprio di evitarti, anzi…

«Dove andate ragazzi?»

«Lontano» rispose Diane.

«Accidenti, potreste essere un po’ più gentili col vecchio Danky…se volete posso fornirvi anche dei pass rubati…»

«I pass rubati durano dall’alba al tramonto: poi li classificano ed è come accendere un faro nella nebbia per i federali…» rispose secca la ragazza.

«Accidenti, la ragazza la sa lunga…ed è anche carina, tu che ne dici?» Marty non rispose, ma continuò a fissarlo.

«Siete scortesi, scortesi col vecchio Danky, e questa non è una bella cosa…» si alzò per uscire, ma quando fu accanto alla porta fece un balzo indietro e si portò accanto al finestrino «Avanti bastardo: esci!» in mano era comparsa una pistola.

«Non sparerà Marty, non sparerà, siamo troppo vicini a Milwaukee oramai…»

«Può darsi che non sparerò, è vero, se il tuo amico se ne va eviterò di ucciderlo, vero bellezza? In fondo lui non m’interessa…» così dicendo passò una mano fra i capelli della ragazza «È altro che voglio…»

«Esci bastardo, te lo ordino per l’ultima volta!» la mano era nervosa, aggrappata alla pistola.

Marty si mosse lentamente verso l’uscita, sempre fissando Diane che sembrava fredda, compassata.

«Bravo, hai capito: che importa se me la spupazzo un attimo io…tu puoi spupazzartela quando vuoi…rimani appoggiato al finestrino del corridoio e stai fermo: non vali nemmeno una pallottola.»

«Marty si arrestò sull’ingresso. «Esci bastardo, esci!». Il keeper avanzò brandendo la pistola e costrinse Marty ad uscire dallo scompartimento.

«Bravo, vedo che hai capito la situazio…» in quel momento Marty vide il keeper strabuzzare gli occhi, cercare di voltarsi e dalla pistola partì un colpo che infranse il finestrino del corridoio.

Un attimo dopo s’accorse che Diane aveva appoggiato qualcosa alla schiena del keeper, che barcollò prima di cadere a terra. Diane estrasse il coltello, e lo pugnalò più volte alla schiena.

«Presto, fuggiamo!» intimò Marty.

«No, aspetta: prendi la pistola, vedi se ha delle munizioni, dei pass, altre cose…»

Trascinarono il keeper rantolante nello scompartimento ed iniziarono a perquisirlo.

«Guarda qui: un’altra pistola!» disse Marty.

«Prendi tutto, presto, dobbiamo andarcene in fretta, prima che qualcuno se n’accorga.»

Presero tutto quello che trovarono nelle tasche del keeper e lo cacciarono nella borsa di Diane. «Che ne facciamo di lui?» Diane diede un’occhiata al keeper: intorno alla sagoma scura si allargava una macchia di sangue «Scappiamo, questo sta per morire» affermò con sicurezza la ragazza.

Fuggirono lungo il corridoio, attraversando alcuni vagoni, poi si nascosero nella toilette di un vagone quasi deserto. Erano appena entrati, e non ebbero quasi tempo per riprendere fiato che il treno iniziò a rallentare.

«Adesso» disse Diane con lo sguardo fisso dal piccolo finestrino «sta rallentando.»

Il treno rallentava; cercarono di capire dov’erano ma non si vedevano che alberi e prati: erano ancora in aperta campagna.

«Meglio qui che in una qualsiasi stazione…» pensò ad alta voce Marty, che non vedeva l’ora di scendere, quasi il pavimento d’acciaio bruciasse loro sotto i piedi.

«Dobbiamo aspettare che si fermi: siamo quasi in coda, anche se dovesse fermarsi in una stazione nessuno se ne accorgerebbe.»

«Guarda se c’è qualcuno» disse Diane.

Marty aprì uno spiraglio sul corridoio e subito lo richiuse. «C’è qualcuno…»

«Aspettiamo un po’.»

«Dai, prova di nuovo!»

«Non c’è nessuno…almeno, così mi sembra…»

«Dai, sta per fermarsi: tentiamo, di più non possiamo sapere da qui.»

Uscirono e si avviarono verso la coda del vagone, dove c’era l’uscita. Il sistema automatico d’apertura era divelto ed inservibile: Marty azionò la leva manuale e riuscì ad aprire un po’ la porta, quel tanto che bastava per uscire.

Quando il treno fu quasi fermo saltarono giù e, subito, corsero a nascondersi dietro agli sterpi che costeggiavano i binari.

Mentre erano coricati a terra, Marty disse «Mi sembra d’aver visto qualcun altro saltare giù da un vagone più avanti…»

«Non importa» rispose la ragazza senza sollevare lo sguardo da terra «i keeper solitamente scendono nelle stazioni: sono digitalizzati, sono in regola loro…»

All’improvviso udirono uno stridio di ruote ed il treno iniziò a muoversi: rimasero appiattiti al suolo aspettando che il convoglio fosse lontano, poi scesero piano la scarpata, sempre strisciando all’indietro, fino ad un pianoro.

Rimanendo al riparo d’alcuni cespugli s’accertarono che il luogo fosse deserto, poi si avviarono circospetti verso una macchia d’alberi poco lontano, la attraversarono e, sul limitare del bosco, scorsero un capanno di caccia, una costruzione fatta di sole ramaglie e poche pietre di perimetro.

«Vado avanti io» disse Marty «prima voglio vedere se c’è qualcuno.»

«Tieni» Diane gli porgeva la pistola del keeper, quella che aveva sparato «se ha sparato funziona, e potrebbe servirti».

Marty non aveva mai sparato un colpo in vita sua, però afferrò la pistola e, tenendola sempre puntata verso il capanno, avanzò carponi nell’erba.

Quando fu a pochi metri vide che l’ingresso era situato sul lato opposto; con circospezione si avvicinò e, da una fessura fra le ramaglie, gettò lo sguardo nel capanno. Sembrava deserto ed abbandonato: probabilmente lo usano in autunno – pensò – per il passaggio delle oche selvatiche, ed ora non serve a nessuno.

Lentamente s’avvicinò all’ingresso, spalancò la porta con un calcio tenendo la pistola puntata, come aveva visto fare nei film. Si sentì ridicolo: dentro, non c’era nessuno. Sul pavimento, coperto di foglie secche, c’erano solo bossoli e, in un angolo, un vecchio materasso muffito.

Tornò da Diane e si sistemarono nella capanna: in realtà, le uniche cose che avevano da sistemare erano le loro borse da viaggio.

Uscirono e fecero due passi nel bosco, fino ad un corso d’acqua che lo costeggiava. Diane si lavò le mani, le braccia e pulì anche le maniche del giubbotto: le acque lente, per un attimo, si tinsero di rosso, poi tutto svanì nella corrente.

Indice

I

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4

II

pag.

8

III

pag.

13

IV

pag.

15

V

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21

VI

pag.

24

VII

pag.

29

VIII

pag.

32

IX

pag.

36

X

pag.

40

XI

pag.

46

XII

pag.

50

XIII

pag.

55

XIV

pag.

61

XV

pag.

64

XVI

pag.

69

XVII

pag.

72

XVIII

pag.

73

XIX

pag.

76

XX

pag.

77

XXI

pag.

82

XXII

pag.

82

XXIII

pag.

85

XXIV

pag.

86

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